QUANTO RECUPERO CON LA 5.0 2026?

1 luglio 2025

Industria 5.0 2026: come cambia davvero il recupero sugli investimenti

La Transizione 5.0 è stata concepita per aiutare le imprese a innovare, consumare meno energia e diventare più competitive. Per tutto il 2024 e il 2025 il beneficio principale è stato il credito d’imposta 5.0, cioè una percentuale delle spese che l’azienda poteva recuperare compensandola direttamente nel modello F24. È per questo che la domanda più ricorrente è stata: “quanto recupero con la 5.0?”. A partire dal 2026, però, il meccanismo cambia completamente: non più disponibile, il credito d’imposta viene sostituito da un sistema basato sull’iperammortamento, cioè una maggiorazione del costo dei beni ai fini fiscali. Questo significa che le imprese continueranno a essere agevolate, ma con un metodo diverso rispetto agli anni precedenti. 



Per capire il senso di questa evoluzione è utile partire dal contesto. Il Piano 5.0 è nato per affiancare la trasformazione digitale a un obiettivo altrettanto importante: ridurre i consumi e favorire un modello produttivo sostenibile e umano-centrico. La visione rimane la stessa anche nel 2026. Ciò che cambia è solo il modo in cui lo Stato premia gli investimenti. Invece di restituire una parte della spesa tramite un credito da utilizzare in pochi anni, con l’iperammortamento viene aumentato il valore fiscale del bene: il costo su cui l’impresa calcola l’ammortamento diventa più alto, e questo genera un risparmio d’imposta maggiore nei periodi successivi. 

Il passaggio non è marginale e riguarda tutte le aziende che stanno pianificando investimenti in macchinari, impianti, software e sistemi destinati a ridurre i consumi. Nel 2026 entrano in gioco nuove percentuali di maggiorazione, nuove soglie di investimento e anche un vincolo importante: per ottenere il beneficio serve utile imponibile, perché l’iperammortamento permette di risparmiare tasse solo se l’azienda ha effettivamente un’imposta da pagare. Questo aspetto non esisteva nel credito d’imposta, motivo per cui comprenderlo è fondamentale. Il cambiamento rientra nel più ampio quadro della nuova industria 5.0 2026, che punta a coniugare innovazione e sostenibilità attraverso strumenti fiscali più mirati.


Anche la gestione delle tempistiche si evolve. Le imprese che investono dal 1° gennaio 2026 al 31 dicembre 2026 possono accedere alle nuove maggiorazioni, e grazie alla proroga 5.0 2026 l’agevolazione rimane valida fino al 30 giugno 2027, a condizione di aver versato almeno il 20% dell’ordine entro la fine del 2026. È una finestra temporale chiara, che permette di programmare con precisione i propri investimenti. 

Per molti imprenditori, CFO e consulenti, la domanda “quanto recupero con la 5.0?” resta centrale anche nel 2026, ma la risposta non può più essere la stessa degli anni precedenti. In queste pagine analizzeremo cosa cambia davvero, quali sono le nuove percentuali, come funzionano le maggiorazioni, quali vantaggi portano rispetto al credito d’imposta e quali strategie permettono di ottenere il massimo beneficio fiscale. Ogni concetto verrà spiegato in modo semplice e lineare, così da rendere immediata la differenza tra il modello 2024–2025 e il nuovo sistema previsto dal 2026. 


Quanto recupero con la 5.0? Le nuove percentuali 2026

Per tutto il 2024 e il 2025 la risposta a “quanto recupero con la 5.0?” dipendeva dal risparmio energetico ottenuto e dalle tre aliquote del credito d’imposta: 35%, 40% e 45%. Dal 2026 questa logica cambia completamente. Non esiste più un credito da calcolare sulla spesa sostenuta: il beneficio nasce dalla maggiorazione fiscale del costo del bene, applicata secondo percentuali predefinite. Le aliquote base non dipendono più direttamente dal livello di efficientamento energetico, mentre le aliquote maggiorate "green" restano collegate al raggiungimento di specifici obiettivi di risparmio energetico. 

Questo significa che, invece di recuperare una parte dell’investimento tramite un credito da compensare in F24, l’impresa ottiene un risparmio d’imposta perché il bene “vale di più” dal punto di vista fiscale. La maggiorazione aumenta la base su cui viene calcolato l’ammortamento e, di conseguenza, riduce l’IRES/IRPEF dovuta negli anni successivi. 
È un approccio diverso, ma consente di rispondere con precisione alla domanda
“quanto recupero con la 5.0 2026?”


Aliquote di maggiorazione per investimenti 4.0 e sistemi di autoproduzione energetica 

Nel 2026 le imprese che investono in macchinari, software 4.0 e impianti per ridurre i consumi possono applicare tre livelli di maggiorazione: 

  • +180% per investimenti fino a 2,5 milioni € (beneficio fiscale stimato: 43,2%
  • +100% per la quota oltre 2,5 milioni e fino a 10 milioni € (beneficio: 24%
  • +50% per la quota oltre 10 milioni e fino a 20 milioni € (beneficio: 12%


Queste percentuali valgono per tutti i beni riconducibili all’attuale paradigma 4.0 e per gli impianti destinati alla produzione di energia da fonti rinnovabili per l’autoconsumo. 


Aliquote di maggiorazione per la transizione ecologica

Gli investimenti che permettono una riduzione più significativa dell’impatto ambientale accedono a percentuali ancora più elevate: 

  • +220% per investimenti fino a 2,5 milioni € (beneficio: 52,8%
  • +140% per la quota oltre 2,5 milioni e fino a 10 milioni € (beneficio: 33,6%
  • +90% per la quota oltre 10 milioni e fino a 20 milioni € (beneficio: 21,6%)


Si tratta di percentuali di recupero nettamente superiori a quelle del credito d’imposta 5.0, che nel 2025 si fermavano al 45% nei casi migliori. 

 

Quanto recupero con la 5.0 2026: 2 esempi pratici 

Per rendere ancora più chiaro quanto recupero con la 5.0 nel nuovo scenario 2026, è utile partire da casi pratici. Gli esempi che seguono mostrano come la maggiorazione del costo si traduca in un risparmio fiscale concreto, evidenziando la differenza rispetto al credito d’imposta del 2025 e permettendo di capire, in pochi passaggi, quale sia l’impatto reale degli investimenti agevolati. 


Esempio 1 – Piccola impresa manifatturiera (bene 4.0) 

Investimento: 500.000 € 
Tipologia: macchinari 4.0 interconnessi 
Maggiorazione applicabile: +180% 
Beneficio fiscale equivalente: 43,2%


Con la logica dell’iperammortamento, il bene non “vale” più 500.000 €, ma 1.400.000 € ai fini fiscali (500.000 + 900.000 di maggiorazione). Il risparmio d’imposta si genera lungo gli anni di ammortamento, ma il valore complessivo è immediatamente determinabile. 


Calcolo del beneficio: 
500.000 € × 43,2% =
216.000 € 


Risultato: 
L’impresa recupera
216.000 euro, un valore più alto rispetto ai 200.000 € che avrebbe ottenuto nel 2025 con un credito d’imposta al 40%. 


Esempio 2 – Media azienda in forte efficientamento energetico

Investimento: 2.000.000 €
Tipologia: impianti + software ad alta efficienza 
Maggiorazione applicabile: +220% 
Beneficio fiscale equivalente: 52,8% 


Gli investimenti che contribuiscono alla transizione ecologica accedono alle maggiorazioni più elevate. In questo caso, il bene da 2 milioni genera una base ammortizzabile molto più ampia, con un vantaggio fiscale superiore rispetto al modello a credito. 


Calcolo del beneficio: 
2.000.000 € × 52,8% =
1.056.000 € 


Risultato: 
L’azienda recupera
1.056.000 euro, una cifra più alta rispetto al massimo ottenibile con il credito d’imposta 5.0 del 2025 (900.000 € al 45%). 


Quali beni rientrano nell’iperammortamento 5.0? 

Gli esempi mostrati in precedenza chiariscono quanto recupero con la 5.0 nel 2026, ma per ottenere la maggiorazione è fondamentale sapere quali beni possono effettivamente accedere all’agevolazione. La logica alla base non cambia rispetto alle precedenti misure della transizione digitale ed energetica: vengono premiati gli investimenti che migliorano la produttività, riducono i consumi e rispettano i requisiti tecnici previsti per la industria 5.0 2026. 


Il meccanismo dell’iperammortamento non guarda a “spese ammissibili” come avviene per un credito d’imposta, ma ai beni che possono essere maggiorati. È una differenza importante: ciò che conta è la natura del bene e la sua funzione all’interno del processo produttivo. Se il bene rispetta i requisiti, il suo costo viene aumentato della percentuale prevista (ad esempio +180% o +220%) e la deduzione fiscale cresce di conseguenza. 


Beni materiali e immateriali idonei 

Sono considerati idonei alla maggiorazione i beni strumentali nuovi destinati alle strutture produttive presenti sul territorio nazionale, purché: 

  • siano conformi alle caratteristiche tecniche dei beni 4.0 (interconnessione, integrazione, controllo da remoto, monitoraggio dei parametri produttivi) 
  • contribuiscano alla riduzione dei consumi o all’efficientamento energetico 
  • siano funzionali al processo produttivo dell’impresa 
  • rispettino i requisiti previsti per la transizione 4.0 e la transizione ecologica 


Tra i principali beni ammissibili rientrano: 

  • macchinari automatizzati e robot collaborativi 
  • impianti con sensoristica avanzata e software integrati 
  • software 4.0, piattaforme digitali e sistemi di controllo intelligente 
  • sistemi di monitoraggio energetico (EMS) 
  • tecnologie IoT che ottimizzano consumi e prestazioni 
  • impianti destinati all’autoproduzione di energia da fonti rinnovabili per l’autoconsumo 


Questi investimenti beneficiano delle aliquote di maggiorazione più elevate, in funzione della tipologia e dello scaglione di investimento. 

 

Beni complementari e funzionali all’investimento principale 

Anche alcuni costi aggiuntivi necessari al corretto funzionamento del bene possono essere inclusi nella base agevolabile. La logica è semplice: se un elemento è indispensabile per integrare, interconnettere o far funzionare il bene principale, può contribuire alla maggiorazione. 


Rientrano quindi: 

  • componenti hardware e software strettamente legati al bene 4.0 
  • sistemi di automazione e interfacce uomo-macchina 
  • infrastrutture digitali necessarie al controllo e all’interconnessione 
  • consulenze tecniche per configurazione e integrazione del bene 
  • perizie e servizi legati alla valutazione dell’efficientamento energetico 


È importante ricordare che l’iperammortamento valorizza il bene, non il singolo costo, quindi tutto ciò che è strumentale e documentato può essere ricompreso nella maggiorazione. 

 

Quali beni sono esclusi dalla maggiorazione? 

Proprio come accadeva con il credito d’imposta, non tutti gli investimenti possono accedere all’agevolazione. Il principio è lineare: un bene che non ha una funzione tecnologica, non è interconnesso, non contribuisce al processo produttivo o non genera efficientamento non può essere maggiorato. 


Sono generalmente esclusi: 

  • beni usati o ricondizionati 
  • beni a basso contenuto tecnologico 
  • mezzi di trasporto non strumentali al processo produttivo 
  • semplici sostituzioni prive di interconnessione 
  • impianti alimentati da biomasse 
  • beni non destinati alla struttura produttiva sul territorio italiano 


Inoltre, non sono agevolabili investimenti privi di documentazione tecnica adeguata o che non rispettano i requisiti richiesti per l’interconnessione e la riduzione dei consumi. 

 

Industria 5.0 2026: cosa serve per dimostrare l’ammissibilità? 

La maggiorazione è applicabile solo se il bene rispetta pienamente i requisiti tecnici. Per questo motivo è necessario predisporre: 

  • perizia tecnica asseverata, che certifica le caratteristiche 4.0 o la riduzione dei consumi 
  • relazione tecnica completa dei parametri del bene 
  • documentazione di interconnessione e integrazione nel sistema aziendale 
  • report energetici, se si tratta di efficientamento o transizione ecologica 


Questi documenti sono fondamentali per giustificare la maggiorazione e proteggere l’impresa da eventuali contestazioni future. 

 

Qual è la finestra temporale per ottenere la maggiorazione? 

La tempistica cambia rispetto al credito d’imposta 2025. Il nuovo incentivo riguarda esclusivamente gli investimenti effettuati nel 2026, con una possibilità di estensione per chi prenota il bene entro fine anno. 

Le regole sono le seguenti: 

  • acquisti agevolabili: dal 1° gennaio 2026 al 31 dicembre 2026 
  • proroga 5.0 2026: fino al 30 giugno 2027, ma solo se entro il 31 dicembre 2026 è stato versato almeno il 20% dell’ordine 
  • l’interconnessione può avvenire successivamente, purché il bene sia utilizzato nella struttura produttiva e sia tecnicamente idoneo alla maggiorazione 
  • valgono solo i beni nuovi, consegnati e collaudati secondo i tempi previsti dal contratto

 

Avere date certe aiuta le imprese a programmare gli investimenti, ma richiede attenzione nella gestione degli ordini e degli acconti. 

 

Come si accede all’iperammortamento 5.0? 

Il passaggio dal credito d’imposta alla maggiorazione semplifica alcuni aspetti procedurali, ma introduce nuove attenzioni sul piano tecnico e documentale. Il recupero fiscale non avviene tramite F24, bensì attraverso l’ammortamento aumentato del bene. 


Il processo può essere riassunto in quattro passaggi fondamentali: 

1. Analisi preliminare del bene 

L’impresa verifica che il bene sia conforme ai requisiti richiesti: 

  • caratteristiche 4.0 (per i beni materiali e software) 
  • requisiti di efficientamento (per gli investimenti energetici) 
  • adeguata integrazione nel processo produttivo 

Questa fase include spesso un confronto con il fornitore e con un tecnico specializzato. 


2. Realizzazione dell’investimento 

Una volta acquistato il bene, l’azienda deve garantirne: 

  • installazione 
  • interconnessione ai sistemi aziendali 
  • corretto funzionamento 
  • eventuale monitoraggio dei consumi 

Sono passaggi indispensabili per confermare l’idoneità alla maggiorazione. 


3. Documentazione tecnica obbligatoria 

Per applicare la maggiorazione servono: 

  • perizia asseverata, redatta da un tecnico abilitato 
  • relazione tecnica, che descrive caratteristiche, funzioni e requisiti del bene 
  • documentazione di interconnessione, se parliamo di beni 4.0 
  • analisi energetica per dimostrare l’efficientamento (quando previsto) 

Questi documenti sono essenziali per giustificare l’agevolazione in caso di controlli. 


4. Applicazione della maggiorazione 

Dopo aver acquisito la documentazione tecnica, l’impresa può applicare: 

  • la maggiorazione prevista (es. +180%, +220%) 
  • sull’intero valore del bene o sulla quota di investimento relativa allo scaglione 
  • imputando il beneficio nel corso degli anni tramite ammortamento


Non sono previste comunicazioni al GSE né richieste da inviare prima di iniziare la fruizione. 

 

Perché le tempistiche e la documentazione sono così importanti? 

Perché con l’iperammortamento il beneficio non è immediato. Non si tratta più di un credito certo da utilizzare in tre anni, ma di un risparmio d’imposta che si ottiene se: 

  • il bene è idoneo 
  • è correttamente interconnesso 
  • l’impresa ha utile imponibile 
  • la maggiorazione è applicata nel rispetto dei requisiti tecnici e contabili 

Un errore nella documentazione può compromettere il recupero o generare rilievi in fase di controllo. Per questo motivo, la pianificazione dell’investimento e il supporto di tecnici specializzati sono elementi decisivi. 

 

Cosa serve per ottenere il massimo recupero con la 5.0 2026? 

La domanda “quanto recupero con la 5.0 2026?” non dipende più da un’aliquota fissa del credito d’imposta, ma da come l’impresa pianifica, documenta e integra i propri investimenti all’interno del processo produttivo. Con il passaggio all’iperammortamento, il beneficio può essere più elevato rispetto al modello 2025, ma per sfruttarlo appieno è necessario adottare un approccio più strategico e consapevole. 

Gli elementi da considerare sono quattro: analisi energetica e tecnologica preliminare, corretta progettazione del bene, documentazione tecnica completa e, soprattutto, una chiara valutazione della capienza fiscale dell’impresa. Senza questi passaggi, anche un investimento tecnicamente valido rischia di non produrre il vantaggio atteso. 

 

Analisi energetica e progettazione mirata 

Il primo passo consiste nella valutazione del bene che si intende acquistare. Nel 2026 non è più necessario dimostrare una percentuale minima di risparmio energetico per accedere alla maggiorazione, ma rimane essenziale verificare che: 

  • il bene sia tecnologicamente idoneo (4.0 o transizione ecologica) 
  • contribuisca realmente all’efficientamento o alla digitalizzazione 
  • possa essere integrato nei sistemi aziendali 
  • sia coerente con gli obiettivi della industria 5.0 2026 

Per questo motivo conviene sempre effettuare una diagnosi energetica, un’analisi dei processi e una valutazione dell’impatto produttivo del nuovo investimento. Una progettazione accurata permette di scegliere tecnologie che non solo rispettano i requisiti, ma che garantiscono benefici operativi reali. 

 

Documentazione tecnica precisa e corretta 

La maggiorazione può essere applicata solo se il bene viene certificato correttamente. Questo significa predisporre: 

  • perizia asseverata, che attesti le caratteristiche del bene 
  • relazione tecnica completa, con riferimenti a funzionalità, requisiti e integrazione 
  • documentazione di interconnessione, nei casi di beni 4.0 
  • report energetici, per i beni finalizzati all’efficientamento 

Questi documenti non servono solo per applicare l’iperammortamento: rappresentano la prova concreta della conformità del bene ai requisiti richiesti. Un archivio tecnico ordinato e ben strutturato permette di affrontare con serenità eventuali controlli e di applicare la maggiorazione senza incertezze. 

 

Capienza fiscale: il punto che cambia tutto 

La differenza più importante tra il modello 2025 e quello del 2026 riguarda la modalità di fruizione del beneficio. Con il credito d’imposta, l’impresa recuperava una quota dell’investimento anche in assenza di utile. Con l’iperammortamento, invece, il recupero fiscale dipende dalla capacità dell’azienda di generare imponibile. 

In altre parole: 

  • se l’impresa ha utile imponibile, risparmia tasse grazie alla maggiorazione 
  • se va in perdita, la maggiorazione resta inutilizzata finché non torna in utile 
  • la pianificazione fiscale diventa quindi decisiva 

Questo passaggio rende la domanda “quanto recupero con la 5.0?” molto diversa rispetto agli anni precedenti: il recupero potenziale può essere più alto, ma è necessario verificare se l’impresa sarà in grado di sfruttarlo nel periodo di ammortamento del bene. 

 

Collaborazione tra tecnici, consulenti e fornitori 

L’esperienza degli ultimi anni lo dimostra: gli investimenti 4.0 ed energetici funzionano quando le diverse figure coinvolte collaborano tra loro. Nel 2026 questo coordinamento diventa ancora più rilevante. 

Le aziende che ottengono il massimo recupero sono quelle che: 

  • coinvolgono un tecnico qualificato già nelle fasi preliminari 
  • chiedono ai fornitori documentazione chiara, completa e in linea con i requisiti 
  • integrano le competenze tecniche con una pianificazione fiscale strutturata 
  • monitorano l’impatto energetico e produttivo del nuovo bene nel tempo



La trasformazione digitale ed ecologica non è solo un’agevolazione fiscale: è un processo che richiede visione, metodo e coordinamento. 

Per questo, prima di procedere con un investimento, può essere utile confrontarsi con un consulente specializzato, così da valutare la fattibilità tecnica, stimare quanto recupero con la 5.0 e comprendere quale percentuale di maggiorazione sia realmente applicabile al caso specifico. 

 

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